sabato , 28 luglio 2018
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Vino e Spiritualità

Vino e Spiritualità

Gustare significa, secondo il vocabolario Devoto-Oli, : “Percepire mediante il senso del gusto”

Degustare vuole dire qualche cosa di più, molto di più, che percepire.

Assaporare, cogliere il sapore, sentire il gusto, captare i profumi, i colori, comprendere la personalità, evocare i pensieri, l’amore di chi, mediante la sua passione, ha contribuito a creare i sapori di un prodotto, entrare all’interno della sua complessità e comprendere tutte le componenti che la formano.  Allargare il campo percettivo per apprezzare gli equilibri che portano al risultato finale. Bearsi dell’armonia con cui tutte le componenti ruotano attorno al nucleo dell’essenza. Estrarre quell’essenza, forse vuol voler dire cogliere una parte di Dio: suprema bellezza, piacere, godimento che innesca in noi la felicità

Spesso si parla di godimenti materiali contrapposti ai godimenti spirituali, ma è vero che esiste questa differenza?

Godere è trovare l’appagamento dei sensi, dei desideri, non fa differenza se ciò di cui si gode è una cosa materiale o una cosa astratta. L’equivoco nasce dal fatto che in realtà quello che pretendiamo essere piacere materiale in realtà non è un vero piacere. Mi spiego meglio: si può gustare un cibo, una bevanda, un atto sessuale, uno spettacolo, una musica, un’opera d’arte, la bellezza della natura, il piacere di un’amicizia, di un ragionamento acuto, la bellezza di una voce o di un corpo umano.

Il limite non è nel cosa si degusta, ma nel significato che diamo al verbo degustare. Degustare non è certamente introitare quanto più possiamo di qualcosa che ci piace. Questo è ingozzarsi e, purtroppo, è ciò che facciamo normalmente quando siamo di fronte a qualcosa che ci piace. Ci ingozziamo perché non riusciamo a estrarne il piacere che abbiamo sognato e allora dobbiamo prenderne una quantità sempre maggiore, nella speranza di saziare  il nostro desiderio. Evidentemente sbagliamo la modalità e finisce che più mangiamo, più ci viene fame. Normalmente il nostro approccio al piacere è un approccio orizzontale, tale da farci rimanere sempre sulla superficie dell’oggetto o della persona desiderata. Se così è  la soluzione consiste nel cambiare approccio, nel verticalizzare la ricerca, nell’andare a cercare il “noumeno” dell’oggetto del desiderio, cibo, bevanda o persona che sia.

Ecco: degustare significa andare a cercare il “noumeno”, l’essenza, la parte divina e quella non la si trova nella quantità, ma nella profondità della ricerca. Forse non basta neppure questo, forse occorre che il soggetto che degusta si ponga sulla stessa vibrazione dell’essenza dell’oggetto degustato.

Invece ci ingozziamo, per cercare di colmare i buchi che abbiamo nell’anima. Ci ubriachiamo per cercare di stordirci, scopiamo per cercare di compensare il senso di inappagamento che ci affligge cambiando possibilmente spesso il partner nella speranza che l’insoddisfazione dipenda da lui, crediamo di godere e non godiamo mai. Il senso di inappagamento si allarga e ci costringe ad ingozzarci di nuovo, in un circolo vizioso in cui ci dibattiamo per tutta la vita.

Per rompere questa catena è necessario imparare a degustare la vita.

Forse questo concetto è troppo profondo, forse il target troppo ambizioso, troppo distante dai limiti imposti dalla cultura del consumo. Allora proviamo ad andare per gradi. Innanzi tutto circoscriviamo la nostra ricerca sensoriale al campo della degustazione del vino. Perché proprio il vino? Perché nel vino si trovano tutti gli elementi della nostra ricerca: la storia, la filosofia, la tradizione, gli aspetti religiosi, l’edonismo.

Per imparare a degustare il vino prima di tutto occorre apprendere una tecnica. Occorre imparare ad analizzare ogni aspetto, distaccandolo da tutto il resto per poi ricomporre tutti gli elementi in un “unicum” che chiamiamo Armonia la cui reale comprensione ci colma di un piacere profondo.

Per poter davvero degustare un vino occorre entrare dentro di esso, diventare lui e questo è un atto d’amore. Così come amare una persona significa spogliarsi dei propri egoismi, smettere di pensare solo alla propria apparente convenienza e diventare la persona amata. Ma questo è lo scopo finale che  è possibile raggiungere solo attraverso un paziente apprendimento ed allenamento preliminari.

Ritornando, quindi,  all’inizio del nostro ragionamento, se “Degustare” significa percepire mediante il gusto, occorre imparare un tecnica per percepire sempre in modo migliore.

Apprendere una tecnica di degustazione è, quindi, il lavoro base su cui , in seguito, può svilupparsi il raffinamento interiore che ci può consentire di estrarre il massimo piacere dall’approccio con tutta la vita. Ma ,non andiamo troppo in là e limitiamoci a considerare solo il mondo dei cibi e delle bevande: se imparare a degustare il vino può diventare una chiave di lettura goduriosa di tutto l’universo, come minimo servirà ad arricchire la nostra persona di una conoscenza e di un piacere nuovi che, anche senza guardare a fini escatologi o spirituali, contribuiranno a renderci la vita più bella.

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