sabato , 28 luglio 2018
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Vini in Anfora

Vini in Anfora

 

 

Commento di Leone

Una serata molto interessante perché piena di spunti di riflessione sul vino, la sua storia, la sua estetica in epoche e paesi diversi. Ci sono grandi gourmet come l’amico Adriano Presbitero che vogliono il vino pulito al naso e limpido al visivo. Ovvio che per questa tipologia di degustatori i vini in anfora non sono certamente quelli che avrebbero piacere di trovare sulla tavola. Eppure proprio Adriano ci ha fatto conoscere i vini in anfora della Georgia e dell’Armenia andando di persona in quei luoghi ed assaggiando dal vivo. Onore ad un grande professionista che cerca di capire anche al di là dei suoi gusti enoici. Per quasi un mese si è aggirato in questi posti lontani dalle rotte internazionali e ci ha continuamente stimolati non solo con assaggi, ma anche con foto di abbazie, monasteri, città, cantine. Ha visto e toccato con mano le anfore sotterrate piene di vino in fermentazione e poi evoluzione. Ha contattato persone e tecnici, assaggiato il più possibile.

Ebbene, Adriano ci ha fatto venire la voglia di approfondire e noi (del gruppo di assaggio Sagiasusi) siamo andati a cercare notizie su internet o dalla viva voce di chi aveva già fatto questa esperienza.

La cosa più impressionante è pensare che i più tipici dei vini georgiani sono fatti ancora come 8000 anni fa: sembra di vedere Noè scendere dall’arca e piantare la vigna prima ancora di molte altre cose forse più indispensabili. Sembra di vederlo ubriacarsi e addormentarsi nudo dove i tre figli lo trovano, uno, maledetto, lo irride, gli altri due, pietosamente lo coprono. Ma perché da quel tempo in poi il vino non si fa solo con quel metodo così semplice e naturale? Si raccogli, si pigiano le uve con i piedi e poi si mette il mosto, con o senza le bucce e i raspi, in una giara di terracotta nascosta in una buca scavata nella terra e riempita di sabbia o di ciotoli. Si lascia fermentare e macerare quanto si vuole e poi si tira su in recipienti più piccoli da dove si può bere. Pensare di poter fare a meno di tutte le diavolerie tecniche che riempiono le odierne cantine è troppo affascinante!

Ma veniamo alla nostra degustazione: ci sono molti aspetti tecnici da discutere. Primo: si possono mettere a confronto vini georgiani con alcuni fatti in anfora, ma in Italia? Come mai è arrivato primo proprio uno italiano? Certo siamo di fronte ad un grande produttore italiano, Gravner, in competizione con produttori caucasici di tutt’altra esperienza. Ma, un’ipotesi è anche quella che i nostri gusti fanno fatica a accettare prodotti che devono pagare la loro naturalezza e storicità con il sopportare magari qualche piccola puzzetta o qualche residuo che ti capita tra i denti a causa di una scarsa, se non assoluta mancanza di filtrazione.

Il Chkhaveri, campione n° 8 che è arrivato ultimo ha suscitato grandi perplessità i quasi tutti i degustatori, perché poco pulito sia al naso che alla vista e anche in bocca, eppure, per me, era molto fascinoso: sono quasi sicuro che questo era il vino bevuto da Giasone e i suoi argonauti alla ricerca del Vello d’Oro, un vino rosa, quasi madreperlaceo con i profumi di arnica e buccia di cipolla, buono per incantare il terribile dragone e la bellissima Arianna.

 

La classifica.

 

1° Ribolla 2005 Gravner

Colore oro e arancio molto accentuati, sembra di vedere il sole attraverso un bicchiere. Nel naso apre la tonalità ossidativa e ci porta verso sontuosi profumi da vin santo. Miele e pane abbrustolito, bucce di arancio candite, scatola di biscotti, macis, vaniglia. Bocca piena, equilibrata, morbida. Leggerissime impressioni tanniche. Piacevole e lungo finale.

 

2° Mtsvane Kacheti 2012

Dorato con riflessi verdolini. Profumo di tisana, the verde, orzo. Banana e caramello. Ossidazione appena accennata. Ancora orzo, questa volta come caramella di orzo. Frutta gialla, timo ed eucalipto. In bocca bella sostanza trapassata ed equilibrata da ottima freschezza. Ottima sapidità. Finale lungo.

 

3° Phitos rosso 2012 Cos (frappato e nero d’avola)

Granato con sfumature arancio. In bocca inizio con leggere puzzette che se ne vanno con un po’ di ossigenazione. Poi profumo di karkadè, hashish, corniolo e rosa canina.

 

4° Badagoni (bianco)

2011 Abbazia di Alaverdi

Oro/arancio limpido, consistente. Profumo intenso, complesso, fine con nocciola e frutta secca in primo piano. Una leggera ossidazione, molto delicata e piacevole. Fico, albicocca matura, liquirizia, tabacco dolce. Miele e burro, sambuco e zenzero. Fico, camomilla, tisane varie.  L’ossidazione arriva potente (e piacevole) i bocca e ci stupisce una decisa impressione tannica. Grande spalla, ottima trama alcolica, ma anche fantastica freschezza a riportare un difficile equilibrio.

 

5° Saperavi 2011 Abbazia di Alaverdi

Viola/melanzana fittissimo con bellissimi riflessi. Il profumo è intenso e molto accattivante con piccoli frutti di bosco in bella evidenza, soprattutto mora e mirtillo. Leggere sensazioni vegetali da peperone grasso. Cioccolato, tabacco dolce, vaniglia e chiodi di garofano. Bocca grassa, molto tannica con grande freschezza e finale lungo e saporito. Grande vino, ma sembra aver poco a che fare con i vini in anfora che ci aspettiamo.

 

6° Phitos bianco (Grecanico) Cos 2011

Dorato pieno il colore. Ossidazione appena percettibile al naso cui seguono impressioni di fieno al sole, pesca noce, limoncello. Resina e zafferano. Bocca molto fresca con sensazioni di tabacco e stecca di vaniglia.

 

7° Saperavi (vinificato in bianco) Berishvili 2011

Oro un po’ scarico con riflessi arancio. Al naso caramello, croccante. Ginestra, vaniglia, cannella e buccia di agrume. Un delicato tocco balsamico. In bocca si presenta con grande freschezza, poi arrivano i tanniche allappano e compromettono la lingua nel lungo finale.

 

8° Chkhaver Rosa Dry 2012 Winery of Zurab Topuridze

Strano colore aranciato, non troppo limpido e poco brillante. Al naso tira fuori la grinta del biodinamico. Rosa e tiglio, anatra laccata, susina, pompelmo rosa. Bocca in equilibrio tra freschezza (ottima) sapidità e sapore. Lunga persistenza: al di là del discutibilissimo visivo un vino molto interessante perché, probabilmente, un prototipo del vero vino vinificato in anfora sotto terra.

Un commento

  1. Gran bel commento leone. Mi è spiaciuto molto non esserc quella sera ma le tue parole mi hanno immerso in una realtà diversa ed intrigante .
    Grazie e alla prossima.
    Dario

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