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Sangiovese 3: Brunello di Montalcino

Sangiovese 3: Brunello di Montalcino

Lunedì 11 Novembre 2013. Terza degustazione sul tema: “Il Sangiovese”.

Questa volta si tratta di una versione molto importante:

Il Brunello di Montalcino.

 

Non sto a raccontare la storia o le regole del disciplinare che si possono leggere dovunque. Vorrei, invece, raccontarvi la nostra esperienza sensoriale, anche se, prima o poi, dovreste verificare con le vostre papille.

Il sangiovese, in generale, regala vini morbidi e rotondi, soprattutto per chi è abituato alla durezza del nebbiolo. Nel Brunello questa caratteristica trova alcune delle sue massime espressioni.

In questo caso, la morbidezza e la rotondità si sposano con la potenza e la grazia.

Stiamo parlando di un vino importante, che non si può banalizzare bevendolo senza attenzione o…, peggio ancora solo per inebriarsi. O, meglio, inebriarsi si, ma non certo di alcol, piuttosto di bellezza e di grazia. Assaggiare una serie di bottiglie di Brunello è come visitare una stanza degli Uffizi: Michelangelo, Luca della Robbia, Giotto, Botticelli…Il Brunello è veramente un vino rinascimentale anche se, in realtà, è nato diversi secoli dopo. Eppure sembra ancora portare il messaggio del “Magnifico” : “chi vuol esser lieto sia, nel doman non c’è certezza.”

Certo ci sono differenze tra un Brunello le cui uve vengono dalla periferia di Montalcino o uno che nasce nella parte sud della zona sulla strada per Grosseto. Differenze ci sono anche fra le annate, non sempre idonee a creare l’abitudinario capolavoro, o fra un” base” e un “riserva”, oppure ancora fra chi lo alleva per lunghi anni in botti grandi neutre o in botticelle che regalano tonalità speziate. Ma, un minimo comun denominatore rimane sempre a dirci che stiamo assaggiando Brunello.

L’anima del capolavoro enoico di Montalcino è un’anima candida, ma passionale e audace come quella di una Francesca che ci rammenta che “amor al cor gentil ratto si apprende…”. non si può non innamorarsi di una trama alcolica avvolgente, di tannini mascolini che sanno tenere a freno il loro impeto, di freschezza, sapidità e di una complessità olfattiva che spazia dalla delicata violetta fino al roboante goudron.

 

I Brunello di Montalcino Docg: Classifica e note di degustazione

 

1°   Il Paradiso di Manfredi 2003 di Fortunata  Martini . Vino biologico AAA.

Bel granato vivace con riflessi aranciati.  Naso molto complesso dove dominano sentori  legati alla terra e all’humus. Grafite per completare le tonalità minerali del terroir. Poi geranio, goudron, caramello e cioccolato fondente. Carrube, pere cotte nel vino rosso, noce, castagne, pot pourrì e petali di rosa essicati,  Bocca sontuosa, asciutta per i tannini presenti ma ben domati . Finale lunghissimo.

2°   Fanti 2006

Granato con unghia aranciata. Ciliegia e violetta e poi humus e felce. Tabacco dolce, legno di sandalo, tamarindo e carrube, buccia di agrume sulla stufa, note di erbe aromatiche.  Bocca segnata da una grande trama alcolica che fa definire questo vino da qualcuno dei degustatori “arrogante”. Tannini vellutati e scolpiti. Grande persistenza.

3°   La Cerbaiola di Salvioni 2006

Bellissimo granato con vivaci riflessi giovanili e unghia aranciata. Grande fittezza cromatica. I riconoscimenti olfattivi partono dal sottobosco e dal balsamico dell’eucalipto. Leggermente erbaceo. Poi dolci terziari come tabacco, caffè, tostatura  e cuoio seguiti da una sfumatura di vaniglia. Bocca splendida con ottima acidità e tannini dolci.

4°   Schiena d’Asino Mastroianni  1997

Granato con una lunga sfumatura aranciata. Confettura di ciliegia, lavanda, spezie, cuoio, poi fungo porcino, cenere, olive e china. Buoni i tannini in bocca dominata da una bella sapidità. Finale lungo, molto elegante e tipico.

5°   Tenuta Nuova Casanova di Neri 2004

Colore fittissimo rubino con riflessi granato. Naso che esordisce con il floreale di violetta e poi segue con le spezie vaniglia e pepe, fruttato giovane di gelatina di ciliegie e mora. Sigaro toscano e tabacco da masticare, cioccolato fondente. Bocca morbida e avvolgente che parla forse anche di un eccesso di modernità.

6°   Fattoi 2006

Granato con riflessi aranciati, ma anche con ricordi di rubino. Naso delicato che apre con caramella inglese alla ciliegia, poi un flusso balsamico di mentolo prima di cioccolato, caffè e liquirizia. I tannini in bocca sono morbidissimi, l’acidità è adeguata e la sapidità buona. Il finale è molto lungo.  La degustazione lascia l’impressione di essere di fronte a un vino che può ancora migliorare molto con l’evoluzione.

N.C. Col d’Orcia 2007

Ahime! Tappo!!!

Un commento

  1. come al solito non delude la sintesi ,e la precisione delle note degustative del nostro amico Roberto, le citazioni poetiche, integrano bene la filosofia con cui dovremmo tutti avvicinarci alla degustazione del vino, esso stesso poesia della terra, e del fare dell’uomo, grazie Roberto.

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