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Rheinriesling

Rheinriesling

Degustazione di 23 vini dall’omonimo vitigno tenuta a Torino in sede Ais Piemonte il 30/05/2013

 

In assoluto una fantastica degustazione

Unica pecca: quasi tutti i vini sono troppo giovani e molti non hanno ancora sviluppato alcuni dei profumi tipici che vengono fuori solo dopo molti anni di evoluzione.

Il  Riesling Renano, da non confondere con un cugino molto minore che è il Riesling Italico, è un vitigno che, allevato nel giusto modo e vinificato come si deve, produce vini dotati di una grandissima  personalità.

Il mondo del Riesling va da vini assolutamente secchi a quelli dolci, passando per una serie di definizioni che stanno a significare, fondamentalmente, quanto zucchero residuo rimane  nel vino dopo la fermentazione.

Senza entrare troppo nei complessi  particolari tecnici,  quello che accomuna  i vini prodotti da questo vitigno  sono i caratteri minerali che scaturiscono dal terreno delle zone più vocate e la grande acidità che rende i vini secchi dinamici e beverini e dona a quelli dolci una grande freschezza, tale da impedire agli zuccheri di rendere il vino noioso e pesante.

I grandi Riesling vengono da terreni poveri, composti soprattutto da sabbia e sassi, posizionati in località molto fresche dell’Austria e della Alsazia in Francia, ma, soprattutto delle anse del Reno e della Mosella  nella Germania del Nord-Ovest.

Oggigiorno il Riesling viene coltivato in tutto il mondo, ma, raramente, riesce a dare le stesse complesse armonie di quello che si trova nelle zone storiche mitteleuropee.

Per fare una breve sintesi della degustazione di Torino dirò che le migliori interpretazioni sono state date dagli alsaziani, seguiti dai tedeschi e dagli austriaci, questi ultimi privi dei profumi più tipici di idrocarburi che potrebbero arrivare fra un po’ di anni.

Tanto per cercare di dare una descrizione più dettagliata di questa tipicità dirò che i profumi più intriganti dati da questo grande vitigno  sono profumi apparentemente “sporchi” come quelli di idrocarburi, gasolio, benzina, ma anche rocce bagnate o fuse dal sole. Il tutto armonizzato da altri profumi più innocui e piaciosi come frutta di vario genere, fiori e spezie.

Gli italiani si sono comportati bene, soprattutto il Kayton di Peter Pliger con sfumature minerali anche di grafite, ma, in generale non hanno la complessità dei mitteleuropei.

Molto interessante l’australiano Henscke, anche perché ha già 5 anni di evoluzione, che si presenta ben strutturato, potente con uno splendido melange di profumi minerali, agrumi e fiori.

Il neozelandese Pallisser è buono, ma più simile a un Sauvignon Blanc.

L’israeliano Gamla risente di una stagione molto calda per il suo paese che ha dato una sfumatura di cotto che per il Riesling non è il massimo.

Alla fine  il mio preferito, quello con cui torno a concludere la degustazione, è il Gran Cru Schoenembourg 2008 dell’alsaziano Marcel Deiss che unisce una freschezza enorme alla ricchezza dell’estratto. Profumi tipici di idrocarburi e di fossili, frutta gialla, agrumi, fiori di Sambuco e una punta di sensazione di miele millefiori.

 

 

 

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