domenica , 29 luglio 2018
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Ode al vino

Ode al vino

Vino colore del giorno,
vino colore della notte,
vino con piede di porpora
o sangue di topazio,
vino,
figlio stellato
della terra,
vino, liscio
come una spada d’oro,
morbido
come un velluto scompigliato,
vino ravvolto a chiocciola
o sospeso,
vino amoroso,
marino,
non sei mai presente in una sola coppa,
in un canto, in un uomo,
sei corale, gregario,
o, almeno, reciproco.
Talvolta
ti nutri di memorie
mortali,
sulla tua onda
andiamo di tomba in tomba,
scalpellino di gelido sepolcro,
e piangiamo
lacrime fugaci,
eppure
il tuo bel vestito
di primavera
è diverso,
il cuore si arrampica sui rami,
il vento muove il giorno,
nulla rimane
nella tua anima immobile.
Il vino
muove la primavera,
cresce come una pianta di allegria,
cadono muri,
rocce,
si chiudono gli abissi,
nasce il canto.
Oh, brocca di vino, tu nel deserto
con la deliziosa che amo,
ha detto l’antico poeta.
E possa al peso dell’amore
l’orcio di vino aggiungere il suo bacio.

Amore mio, d’un tratto
la tua anca
è la curva ricolma
della coppa
il tuo seno è il grappolo,
la luce dell’alcol la tua chioma,
le uve i tuoi capezzoli,
il tuo ombelico un puro marchio
stampato sul tuo ventre di anfora,
e il tuo amore la cascata
di vino inestinguibile,
il chiarore che piove sui miei sensi,
lo splendore terrestre della vita.
Ma non solo amore,
bacio bruciante
o cuore bruciato,
sei tu, vino di vita,
anzi tu sei
amicizia di gente, trasparenza,
coro di disciplina,
abbondanza di fiori.

Amo sopra una mensa,
mentre si discorre,
la luce di una bottiglia
di intelligente vino.
Lo bevano,
e ricordino in ogni
goccia d’oro
o in ogni coppa di topazio
o cucchiaio di porpora
che l’autunno ha lavorato
fino a riempire di vino le giare,
e impari l’uomo ignoto,
nel cerimoniale del suo commercio,
a rammentare la terra e i suoi doveri,
a propagare il cantico del frutto.

Pablo Neruda

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