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Montalcino e i suoi vini

Montalcino e i suoi vini

 

 

La serata su Montalcino e i suoi vini ha avuto un piacevole svolgimento ieri sera (14/05/2015) presso la sede Ais di Casale Monferrato. Grande la cura del Delegato Daniele Guaschino e dei sommeliers suoi collaboratori che hanno proposto un set di sei vini rivelatisi ottimi testimoni della preziosità di una delle zone più vocate del mondo.

Questi i vini degustati:

  1. Rosso di Montalcino di Donatella Cinelli Colombini 2011.
  2. Sant’Antimo Doc Nearco 2011 di Col d’Orcia.
  3. Brunello di Montalcino 2010 Col d’Orcia.
  4. Brunello Riserva Vigna Soccorso 2008 Di Enzo Tiezzi.
  5. Brunello Az. Agricola S. Giuseppe 2008 (Stella Viola di Campalto)
  6. Brunello Mastrojanni 2004

Potevamo fare tantissime scelte per raccontare la grandezza enoica del territorio di Montalcino, abbiamo dovuto fare una selezione fra gli innumerevoli produttori e le moltissime zone, il  gradimento riscontrato tra i partecipanti ci ha rassicurato sulla bontà della scelta.

Un rosso per raccontare il vino di tutti i giorni, ma un rosso con tanta storia ed appeal come quello della vulcanica Donatella, un rosso tutto al femminile tranne che per la forza della struttura e la sicurezza dei tannini.

A questo punto un Sant’Antimo per mostrare altri scenari ampelografici possibili. Ottimo vino il Nearco, ma ha suscitato in tutti un moto di difesa nei confronti del grande protagonista di questo mondo: il Sangiovese.

E allora,….lasciamolo fare a Bolgheri questo tipo di vino se veniamo verso Siena preferiamo accostarci alla grandezza del vitigno locale.

Il Sant’Antimo ci fa discorrere sulle polemiche intorno allo “scandalo” dei vini arricchiti con altre uve e sugli infiniti battibecchi tra giornalisti, produttori, alfieri del Consorzio.

Comunque la palude delle polemiche  è ormai dietro le spalle e davanti a noi  c’è il sogno che parte dall’America con i cento centesimi dati a due Brunelli 2010 dal vate massimo Robert Parker.

Le esportazioni aumentano, i giri di affari dell’indotto anche: non c’è crisi per il Brunello e i vini che andiamo a degustare sono la certezza di una qualità sempre in aumento.

Dalla stessa casa del Nearco assaggiamo il Brunello base della immensa annata 2010: ricco, gustoso, perfettamente in equilibrio tra freschezza e morbidezza, già bello pronto da bere nonostante la sua gioventù.

E’ il turno di un produttore che ho iniziato ad apprezzare leggendo sulle guide i prezzi che sono molto contenuti nei confronti della media. Eppure non ha niente da invidiare a nessuno Enzo Tiezzi: una vigna attaccata alle mura di Montalcino sotto la chiesa della Madonna del Soccorso.

E, appunto, Vigna Soccorso si chiama questo appezzamento che lui conduce con piante potate ad alberello. Assaggiamo la riserva Soccorso del 2008:  grande vino ricco di profumi fruttati e gusto con tannini ammorbiditi dai lunghi cinque anni del disciplinare Riserva.

La degustazione continua con una produttrice della quale mi sono segretamente innamorato anni fa quando ho assaggiato un suo Rosso. Per la prima volta due settimane fa sono andato a visitare la cantina e sono rimasto impressionato dall’ambiente eroico e stoico in cui le piantine sono posizionate verso il massimo della presa di luce. Impressionato dalle stradone polverose che si susseguono da Castelnuovo dell’Abate, dalle discese ardite, dalla impenetrabile macchia mediterranea. Stella non c’era, ma era come se ci fosse: la sua personalità fortissima è impressa nelle botti, nella stupendamente semplice cantina dove i vini arrivano per caduta, nelle vigne selvagge e forti. Il calore particolare di questa zona si vede nel confronto fra i getti che qui spuntano lunghi e copiosi dalle gemme mentre, nello stesso giorno, le gemme delle  vigne del nord sono molto più indietro.

Il vino incanta tutti: “pugno di ferro in guanto di velluto”. All’inizio alcuni sguardi delusi dalla poca intensità dell’olfatto. Attenti! Stella tiene un anno di più dell’obbligo del disciplinare i vini e, questi tendono ad aprirsi con più garbo e riservatezza, ma quando si aprono si apre il cielo…

Alle “normali” bellezze del frutto maturo, delle composte, della liquirizia e delle spezie si aggiungono come testimoni della forza del terroir gli afflati balsamici dell’eucalipto e la forza terrestre della  mineralità. Uno spettatore mi dice: “Ma questo produttore è per caso biologico?” La risposta è positiva, sono veramente felice che il tocco naturale sia stato avvertito da degustatori non influenzati da me. Grazie Stella per questa meraviglia!

Last, but not  the least, Mastrojanni, anzi, certamente tra i migliori. Grande eleganza paragonabile a qualche quadro rinascimentale, profumi importanti presentati con delicatezza come una nascita di Venere di botticelliana memoria. Piccoli frutti rossi, lampone e rosa canina, fiori di viola e sambuco , e poi su con il cuoio, il tabacco e il caffè fino ad arrivare alla forza sotto controllo del goudron. Questo vino è un pezzo di storia che non ricapiterà più di godere: è l’ultimo interamente vinificato sotto il regno dei Mastrojanni  prima che l’azienda fosse acquistata dagli Illy del caffè. Niente paura: il vino lo faceva prima e lo fa ancora Andra Machetti supervisionato dal mitico Castelli quindi la qualità e la personalità continuano senza deviazioni.

Ovviamente si è parlato di Biondi Santi, di Banfi con i suoi 800 ha e la capacità di sfondare sul prezioso mercato americano, ma anche con i suoi limiti: azienda elefante in un negozio di cristalleria…

Si è parlato dei “Beccamorti”, delle battaglie fra Guelfi e Ghibellini. Si è parlato di Montaperti e dell’Arbia colorata  in rosso.  E, visto, che il maestro dei maestri si è citato, possiamo concludere con la definizione   del vino dantesca: “Guarda l’umor del sol che si fa vino, misto all’umor che dalla vite cola.” una definizione che sembra scritta apposta per il Sangiovese e per questa terra schietta e assolata in grado di regalarci una serata di puro godimento: grazie Montalcino, grazie Brunello!

Leone (Roberto Pericci )

 

 

 

 

 

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