sabato , 28 luglio 2018
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Il Barolo di La Morra

Il Barolo di La Morra

 

Commento di Leone

Serata epica: dopo l’assaggio del primo campione qualcuno, con aria molto goduta ha esclamato: “…se la serata è tutta a questi livelli si va alla grande!” E così è stato con grande gioia di tutti i partecipanti.

I vini erano tutti da molto buoni a eccezionali. I punteggi dati non sono scesi a meno di 88, per salire, invece, fino a 95. I primi quattro arrivati sono distanziati solo di un punto l’uno dall’altro.

Stupisce solo che la bottiglia più importante sulla carta, la Riserva 10 anni Fossati/Case Nere 2010 di Roberto Voerzio sia arrivata sesta. Più che altro stupisce che in mezzo a bottiglie che costano un decimo di questa non riesca a spiccare come dovrebbe. Insomma, noi possiamo anche mettere in dubbio l’affidabilità di noi come degustatori, ma un vino che pretende di costare dai 200 ai 300 euro dovrebbe farsi largo a spallate anche in un contesto di degustatori della domenica che, fra l’altro, non è certo la condizione di chi ha partecipato alla degustazione. Non è la pria volta che i primi della classe, in degustazione cieca, arrivano negli ultimi posti. Forse alcun produttori dovrebbero tirarsela meno e con grande umiltà andare a studiarsi come mai qualche piccoletto possa rivelarsi grande pur costando solo 20 o 30 euro. Da questo punto di vista un applauso ai Fratelli Reverdito piazzati al quinto posto con un vino che costa 16 euro in enoteca.

A parte la polemica sui rapporti qualità/prezzo che spesso scappano di mano ai produttori, occorre dire che la serata è stata particolarmente interessante anche da un punto di vista didattico. L’occasione è servita per rifare il punto sulla nostra conoscenza della zona del Barolo e dei grandi cru che ne disegnano la complessità e la ricchezza. La prima grande divisione si fa nominando i comuni  i cui territori sono ammessi dal disciplinare. Questi sono 11 e sono rappresentati da vaste zone di produzione e da piccoli sconfinamenti di pochi ettari. Noi ci siamo riproposti di fare un percorso di assaggio delle zone più importanti. Siamo partiti da La Morra per passare la prossima volta a Serralunga, poi a Barolo e, quindi, a Monforte.

Speriamo così, di riuscire a capire le differenze dovute ai singoli terroir e, soprattutto la differenza che separa le zone cosiddette “tortoniane” da quelle “elveziane”.

 

1° Brunate 99, Boglietti

Giovanile e fitto il classico granato con unghia aranciata di un vino da vitigno nebbiolo dopo tre o quattro anni.

Il profumo è ampio, elegante e delicato: spezie e frutta da una parte e sentori di evoluzione terziaria. Confettura di mirtillo fusa a sentori di vaniglia, liquirizia di stringa e chiodi di garofano e poi caffè, cacao e freschissima folata balsamica di eucalipto e menta. Poi ancora nocciola tostata, cuoio, grafite, tonalità maschili di terra e muschio.

La sensazione in bocca è larga e potente, ma rimanendo, sempre, nei confini dell’eleganza. Il finale è molto lungo e piacevole.

 

2° La Serra 2008 Marcarini

Colore classico della tipologia, in particolare molto fitto. Al naso profumi di delicati frutti di bosco come lampone e mora di gelso. Poi arriva la complessità del cioccolato, sigaro avana, muschio e incenso. Chiude la parte speziata con noce moscata, vaniglia e pepe. Ancora un tocco minerale di grafite.

In bocca soddisfa l’abbondante trama alcolica e il maestoso corpo. I tannini sono imponenti, ma anche dotati di grande eleganza e delicatezza. Splendida freschezza a bilanciare il tutto. Il lungo finale ci lascia la bocca asciutta e saporita.

3° Neirano 2009 Bosco Agostino

Quasi ancora un cenno di rubino sul classico granato con unghia aranciata.

L’olfatto porta inizialmente un delicato sentore di spezie orientali come pepe di vari colori, noce moscata, legno di cedro, vaniglia e chiodo di garofano. Poi i terziari di tabacco da masticare e tartufo. Un lieve tocco di sapidità marina con acciuga e tintura di iodio. La bocca è grande, pervasa di sapori e odori fino all’ultima papilla.  C’è un grande equilibrio fra le parti dure e quelle morbide, rotto solo da un leggero eccesso di tannino che, comunque, sembrerebbe dovuto alla giovinezza e quindi destinato col giusto tempo a armonizzarsi ulteriormente. Il finale è lungo e ampio di nuovi profumi dove domina il fresco balsamico della menta.

 

4° Monfalletto 2011 Cordero di Montezemolo

Era il primo vino degustato alla cieca e ha fatto esclamare un generale  : “…se iniziamo così stasera va alla grande!”.

Il colore è granato con unghia aranciata, limpido con riflessi molto giovanili.

Al naso è un’esplosione botticelliana di fiori come quelli che cadono sulla nascita di Venere: violetta, poi rosa e poi ancora viola antica rimasta fra le pagine del diario tanti anni fa. Poi arriva la frutta evoluta della ciliegia sotto spirito. Segue il tamarindo, la liquirizia dolce, i funghi e un cenno di goudron. Arrivano a completare il quadro lo speziato della vaniglia, i chiodi di garofano e il pepe nero.

La bocca è subito caratterizzata da una grande freschezza. I tannini sono stemperati, il corpo è imponente, il finale è lungo e prezioso.

 

5° Barolo 2011 Michele Reverdito

Colore classico della categoria. Nel naso si accavallano una lunga serie di profumi che vanno dal delicato, giovanile tocco dei fiori, al gustoso profumo dei frutti di bosco, fino alle spezie del cedro, pepe nero e incenso, per finire con un tocco di  nocciola tostata, cacao e cuoio.

Bocca in grande equilibrio, con una lievissima eccedenza della parte dura dei tannini e dell’acidità che si affinerà con due o tre anni di bottiglia. Finale lungo e piacevole.

 

6° Fossati Case Nere Riserva 2010 Roberto Voerzio

Un signor vino ben presentato già al visivo da un’insolita fittezza cromatica. Il naso è molto aereo di effluvi delicati di fiori come la viola e la rosa. Seguono i fruttati maturi di confettura di lampone e fragolina di bosco. Poi terziari delicati come cacao, tabacco dolce e goudron, speziati di vaniglia e pepe, quindi un velo balsamico che ci ricorda erbe da cucina e mentolo.

La bocca è molto saporita con i tannini morbidi che sanno di liquirizia. Lungo e dolce il finale.

 

7° Brunate 2009 Marcarini

Granato scarico con unghia aranciata.

Naso caratterizzato da fini spezie orientali come noce moscata, cumino, pepe verde. Arriva subito dopo la dolce parte fruttata composta da confettura di lampone e ciliegia sotto spirito. Finisce con rosa appassita, cuoio e tabacco.

In bocca grande freschezza equilibrata da una sontuosa trama alcolica. I tannini sono dolci e giustamente stemperati dal tempo. Finale molto lungo.

 

8° Bussia Soprana 2004 Oddero

Colore classico con una fittezza cromatica maggiore del solito.

Naso intenso, ampio, deciso con prugne sotto spirito liquirizia e spezie quali zafferano, cannella e legno di cedro. Ancora rosa canina, confettura di bacche e china.

La bocca è pervasa da una sensazione di grassezza e da tannini maschi, leggermente eccedenti a causa di una ancora non raggiunta maturità gustativa. Bela spalla acida, trama alcolica importante. Finale lungo che lascia un ricordo di tannini cioccolatosi.

2 commenti

  1. Cristina Oddero

    Buongiorno, il vigneto Mondoca nella MeGa Bussia si trova a Monforte d’Alba e non a La Morra. E’ l’unico vigneto di Monforte in mezzo a tutti altri di La Morra. Grazie per l’attenzione.

  2. Condivido totalmente le tue impressioni e commenti. Mi ha stupito molto che il piccolo Davide scavalcasse un gigante come quello presente nella degustazione! Comunque è sempre piacevolissimo il confronto e questo nostro degustare alla cieca perché permette l’imparzialità, sentirsi liberi da condizionamenti legati al nome del produttore o etichetta. La degustazione alla cieca ha poi un alto valore formativo a livello professionale. E’ un’occasione di studio, soprattutto per il legame con il territorio, la varietà, le tecniche enologiche… E poi è fantastico condividere, con gli amici del gruppo, un momento di crescita, divertimento e piacevolezza dei sensi.

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