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I Barolo di Serralunga

I Barolo di Serralunga

 

 

Classifica

 

1° Massolino 2011

Il primo impatto ricorda i profumi del bosco, la castagna, i funghi, il muschio. Poi arrivano i profumi di frutta, la prugna, la mela cotogna, la confettura di ciliegie. Seguono delicate sensazioni speziate che introducono i primi avvisi di sentori terziari appena accennati come cuoio, affumicato, leggero goudron.

In bocca si avverte grande gusto e molta morbidezza ben supportata dalla durezza rigorosa di acidi e tannini statuari solo un cenno di eccesso di gioventù, ma non è una colpa: due o tre anni renderanno l’equilibrio perfetto. Grande sapidità a ricordarci la provenienza dalle marne grigie compatte del territorio elveziano.

Finale lungo che mantiene nel bicchiere vuoto l’affermazione di una grande personalità gusto/olfattiva.

 

2°Badarina Bruna Grimaldi 2009

Sensazioni olfattive particolarmente fini e stimolanti come quella del pepe bianco e noce moscata, poi l’impulso minerale della grafite per arrivare all’esplosione di floreale selvatico di rosa canina e alla dolcezza della composta di frutta rossa. Anche la bocca presenta grande complessità, i tannini sono morbidi e forti. Un tocco di liquirizia accompagna il gusto/olfatto del lungo finale.

 

3° Cerretta Ettore Germano 2010

Profumo intenso deliziosamente speziato e stimolante. Rosmarino, pepe, chiodo di garofano e stecca di cannella. Si parte dai fruttati di prugna e ciliegia per arrivare alla liquirizia e al cuoio e ad un afflato di violetta. Chiude e continua in bocca un dinamico stimolo balsamico di eucalipto.

In bocca prosegue la sensazione stimolante-balsamica. Il sorso è al contempo delicato e importante. I tannini, ben dichiarati, hanno ancora bisogno di evoluzione, ma il vino è già pronto e bevibilissimo. Grande coprotagonista una possente trama alcolica che accompagna e sostiene tutti i parametri di acidità, sapidità e tannicità che accompagnano il lungo finale.

 

4° Margheria Massolino 2004

Colore un pochino più evoluto degli altri tutti, chi più, chi meno, nella normale veste granato con sfumature aranciate.

La sintesi olfattiva inizia con delicate sensazioni floreali di rosa e violetta. Poi cioccolato, moka e leggero affumicato. Si chiude con speziato di pepe e balsamico di legno di cedro e bacche di ginepro.

In bocca si avverte una larga sensazione alcolica stemperata dalla freschezza ed esaltata da grande gustosità. I tannini sono morbidissimi e virili, la sapidità è molto avvertibile. Il finale è lunghissimo.

 

5° Margheria Pira Luigi 2011

Il naso è pervaso da un fruttato molto avvincente dove si evidenziano le confetture di mirtillo, ciliegia e ribes nero. Un tocco di vaniglia stimola e stempera i tannini eleganti, ma ancora poderosi. Si avverte, sia al naso che in bocca il segno del forte territorio della zona sud del Barolo con una nota iodata e calcarea.

La bocca, poi, è perfettamente equilibrata da una stimolante freschezza che fa venir voglia di bere un secondo e un terzo sorso.

 

6° Vigna Rionda Massolino 2008

Questo vino ci fa discutere molto: due o tre degustatori denunciano un lieve odore di tappo, non tanto da far invalidare tutta la scheda, ma abbastanza da rendere difficili gli sviluppi di basi particolarmente importanti sia nell’olfattivo che nel gustativo.

Nonostante tutto si avvertono sotto la sfumatura muffata sensazioni fruttate di prugna e confettura di mora, poi sottobosco, muschio, fungo e pelliccia.

La bocca regala tannini perfetti, ottima acidità, grande sapidità. Il finale è lunghissimo.

Sono sicuro che, se non avesse influito quella leggera copertura difettosa questo vino sarebbe arrivato primo nella selezione.

 

7° Margheria Massolino 2004

Colore un po’ più fitto degli altri.

Al naso cioccolato e liquirizia, completa la nota di evoluzione una romantica rosa appassita e speziato di chiodi di garofano, vaniglia e incenso.

La bocca è segnata da una leggera preponderanza dei maestosi tannini, ma, l’equilibrio è quasi perfetto, soprattutto considerando che siamo di fronte a un vino che viene da un ambiente ideale per vini robusti che possono e debbono evolversi in tempi piuttosto lunghi. Il finale è molto lungo e piacevole.

 

 

8° Pira Serralunga 2010

Al naso predominano le note di liquirizia e di confettura di more, poi arrivano le spezie fini di pepe e vaniglia, tocchi di sentori di evoluzione come cuoio, tabacco, affumicato e goudron per finire con una forte nota sapida del terroir scistoso.

In bocca predominano un po’ le sensazioni dure. I tannini abbisognano di lunghe evoluzioni.

L’insieme è solo un pelino sotto alla piacevolezza degli altri.

 

 

Impressioni generali sulla serata

La volta scorsa abbiamo assaggiato i Barolo di La Morra. Questi si trovano in territorio Tortoniano, dove le marne azzurre e la minor compattezza del terreno fanno sì che le uve coltivate in questo ambiente producano vini che non possono essere evoluti per molti anni, ma che, in compenso, sono pronti prima e hanno particolare finezza gusto/olfattiva.

Il territorio tortoniano suddetto abbraccia tutto il nord della docg compresi, soprattutto, la zona del comune di Barolo, di Castiglion Falletto e di quello de La Morra. A sud si trova il territorio elveziano formato dai comuni di Novello, Monforte e Serralunga, che è appunto la zona che riguarda questa serata di degustazione. Da questi terroir caratterizzati dalle marne grigio/biancastre e da una grande compattezza del terreno derivano vini di grande struttura, che, ci mettono tanto ad evolversi, ma, per chi ha pazienza, diventano veri e propri capolavori mondiali, basta pensare al Monfortino il cui “teatro” si sviluppa appunto in questa parte del territorio del Barolo.

La degustazione ha, appunto, confermato queste differenze fra i Barolo di origine tortoniana a nord e quello di origine elveziana a sud. I vini di La Morra erano tutti più maturi e dotati di grande finezza ed eleganza tanto che ci sono apparsi tutti dotati di gran morbidezza e piacevolezza.  I Barolo di Serralunga, zona tipicamente elveziana, ci sono sembrati, in generale, meno pronti a parità di annate e con notevoli diversità di apprezzamento dovute soprattutto alla differenza di maturazione, ma ci hanno stupito per forza, grinta e personalità. Tannini poderosi, a volta anche un po’eccessivamente duri, grande trama alcolica, ma, soprattutto, una sapidità assolutamente affascinante che dona loro una particolare riconoscibilità nel panorama della totale estensione della docg.

 

Noi degustatori non sappiamo cosa sceglieranno gli altri e, quindi si corre il rischio di portare in più di uno lo stesso produttore. Questo, a volte, genera una situazione un po’ paradossale dove avviene che il base che costa intorno ai 25 euro riceva più punti dei cru che costano il doppio o il triplo. Questo è un bell’argomento di riflessione e di discussione che, comunque, ci insegna a non giudicare un vino influenzati dall’etichetta. Certamente nel caso di questa degustazione abbiamo scoperto di avere tre Massolino, uno il base, uno il cru Margheria e uno il cru più importante: “Vigna Rionda”. Il base è addirittura arrivato al primo posto assoluto però, come si capisce dalla recensione d Vigna Rionda, ha influito molto una bottiglia imperfetta. Se la bottiglia non avesse avuto un leggero sentore di tappo questo vino avrebbe sicuramente sbaragliato tutti gli altri.

In ogni caso la cosa più rimarchevole è che il Massolino base aveva un grande rapporto qualità/prezzo e bisogna, quindi, tributargli tutti gli onori perché uno dei punti più dolenti per gli appassionati assaggiatori è sempre quello del prezzo di alcuni vini che spesso è veramente esagerato e, quando si trovano grandi piacevolezze al prezzo giusto sono salti di gioia!

Un’altra segnalazione è doverosa per la poco conosciuta Bruna Grimaldi che, con la sua Badarina venduta a un prezzo onesto, si è meritata un ottimo secondo posto a distanza di quattro punti dal primo.

Comunque, l’impressione più importante della serata è che il Barolo, elveziano o tortoniano, di grandi nomi o di assoluti sconosciuti è veramente “Il Re dei vini e il Vino dei Re”. Tutti i degustatori hanno dichiarato una grande piacevolezza e una enorme soddisfazione che hanno contribuito, se ce ne era bisogno, a rinforzare le aperture e l’amicizia tra di noi che poi è il traguardo più importante delle nostre serate.

Leone

 

 

Un commento

  1. Mi piace moltissimo la tua affermazione: capolavori mondiali! Sì, è proprio così, il Barolo lo è e nessuno potrà mai smentirlo, clonarlo o imitarlo perché è fondamentale la provenienza, il famoso “terroir”, che hai (come sempre) descritto in modo chiaro ed esaustivo. Sono molto felice per la cantina Massolino: scelti e giudicati da noi perché ognuno ha pensato lo meritassero e quindi perfetti da degustare insieme. Ed in effetti non è stata smentita la loro qualità,la piacevolezza ai sensi, la loro armonia.
    Ho riguardato i miei punteggi ed ho scoperto con piacere che TUTTI i miei giudizi ai Barolo Massolino erano fra i 90 e 92 punti e solo quelli! Segno che il mio naso ed il mio palato hanno predilizione per questa tipologia: complimenti vivissimi ai produttori!

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