martedì , 31 luglio 2018
Ultime poesie:
Home » Degustazioni » Gruppo Sagia Susì, gli Chardonnay d’Italia
Gruppo Sagia Susì, gli Chardonnay d’Italia

Gruppo Sagia Susì, gli Chardonnay d’Italia

Chardonnay d’Italia

Vitigno o terroir?

Il 19 giugno il gruppo “Sagia Susì” si è riunito alla Trattoria Moderna per una serata sugli “Chardonnay d’Italia”, prima tappa di un percorso teso a studiare il vitigno più conosciuto del mondo dividendolo per le sue sfumature territoriali: Chardonnay d’Italia, Del Mondo, di Francia.

La prima domanda che ci poniamo di fronte a un vino prodotto da un solo vitigno è se le caratteristiche che troviamo degustando provengono dal vitigno o dal terroir. Non è facile rispondere a questa domanda, perché affermare la seconda ipotesi vorrebbe dire aver passato lunghi tempi ad assaggiare vini dello stesso vitigno di territori differenti ed esser  diventati così esperti da poter riconoscere gli aspetti degustativi tipici di quel territorio.

Credo di potermi esprimere a nome di tutto il gruppo affermando che è molto più facile riconoscere le caratteristiche del vitigno, specialmente quando è un vitigno dalla enorme personalità come lo Chardonnay che non quelle dello stesso vitigno piantato in zone diverse

Dopo aver rinunciato a poter riconoscere le caratteristiche del terroir sul vino, se non in minima parte, diciamo che è molto più facile recepire le differenze fra i vari vini degustati  in base al tempo di evoluzione e al tipo di evoluzione, solo acciaio, legno piccolo, grande, nuovo, fermentazione in legno, battonage ecc.

Purtroppo, andando alla ricerca  di vini importanti,  quasi tutti quelli scelti fanno parte della categoria “passati in legno”, motivo per cui si assomigliano un po’: le note che prevalgono sono quelle burrose, grasse, fruttate di frutta matura e spesso tropicale. Forse in zone come la Val d’Aosta si riconoscono di più caratteristiche legate al terroir come la mineralità, con conseguente sapidità accentuata in bocca.

L’assaggio parte male, con una bottiglia che sa decisamente di tappo e che da alcuni aspetti si capisce che dovrebbe essere un campione importante: in effetti si tratta di “Gaja e Rey” di Angelo Gaja: con le lacrime agli occhi tentiamo di assaggiarlo nonostante il difetto, ma non è proprio possibile riconoscere gli apporti olfattivi, unica consolazione una morbidissima e grassa bocca, ma anche questa deturpata dal coperchio muffato.

Questa sera siamo in pochi e quindi non ci sono troppi campioni da degustare, solo sei. Questa la classifica finale e alcune note di degustazione personali.

arrivato con 410 punti Cuvèe Bois di Les Cretes Valle d’Aosta 2000.

Ha influito molto sul giudizio una annata piuttosto lontana, il 2000, che ha segnato limiti visibili come un colore dorato evoluto con sfumature di ambra, profumi che ricordano la nocciola, il burro, il caffè, alternati a banana matura e litchi.

con 411 punti il Where the dreams.. di Jermann 2008

Uno dei più grandi e rinomati Chardonnay italiani è stato un po’ punito per i suoi evidenti riferimenti al legno di evoluzione: profumi di spezie come il coriandolo e la vaniglia, poi crosta di pane e legno di cedro e, soprattutto in bocca, zafferano e tostatura. Alleggeriscono il quadro agrumi, glicine, banana.

con 417 punti un’altra annata dello stesso Cuvèe Bois di Les Cretes il 2007

Una evoluzione non troppo lunga, evidentemente, giova alla qualità di questo vino che risulta “bananoso”, con sentori di cedro candito, pompelmo rosa, burro di arachidi e pane grigliato, leggero caramello, sandalo e aromi di birra naturale..

con 421 punti Langhe Chardonnay di Cavallotto 2010

Molta freschezza e classicità per questo vino di un grande barolista che non fa barrique, ma una particolare tecnica di delestage e permanenza sui lieviti. Profumi, oltre ai tipici del vitigno note minerali e di peanuts.

con 422 punti Friuli Isonzo Chardonnay Rive Alte Vie di Romans 2010

Il colore verdolino/paglierino lo presenta come vino giovanile e fresco. Al naso profumi agrumati e floreali di glicine e sambuco oltre alla frutta e un accenno di pietra focaia. Bocca strutturata e cremosa. Finale con accenno lievemente amarognolo di luppolo.

con 434 punti Vallée d’Aoste Chardonnay Elevé en fut de Chene 2010

Verdolino e dorato il colore cristallino. Intenso e complesso naso con nota minerale sopra all’ananas , poi margherita e fieno per allargarsi a miele e curry e finire in note agrumate di pompelmo. Bocca perfettamente equilibrata tra freschezza, mineralità e morbidezza.

Inserisci un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. Required fields are marked *

*

Scroll To Top