sabato , 28 luglio 2018
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Che grana il Grignolino!

Che grana il Grignolino!

Sabato sono andato con il mio amico David a un a manifestazione per valorizzare e far conoscere il Grignolino.
La manifestazione comportava due momenti, un momento serio di degustazione di 13 etichette tenuta nel salone comunale e una festa vera e propria lungo le strade del centro di Grana, paesino vicino a Casale Monferrato. L’evento aveva un nome accattivante e curioso: “Che grana il Grignolino!”
La festa per le strade del paese era allietata da un gruppo musicale e vedeva il succedersi di una belle serie di banchetti che offrivano i vini che prima erano stati degustati e spiegati nel salone del comune. Altri banchetti offrivano cibi tipici locali, anche piuttosto buoni.
Il “tasting” era condotto da un bravo relatore e giornalista che ha spiegato molto bene le particolarissime preziosità e difficoltà di questo poco conosciuto vitigno piemontese. Una grande sorpresa prima degli assaggi è venuta dall’arrivo inaspettato di uno dei più grandi enologi italiani: Donato Lanati che ha spiegato che lui ha sempre avu

Donato Lanati
Uno dei più grandi enologi italiani

Donato Lanati
Uno dei più grandi enologi italiani

to una grande curiosità per questo vino e vitigno tanto da farne oggetto della sua tesi di laura.
Ma cosa ha di così particolare questo vino? In sintesi nella sua degustazione spicca, soprattutto, la robusta presenza di tannini duri che l’enologo fa gran fatica a rendere accettabili all’assaggio. I tannini non sono quelli nobili della buccia, ma, soprattutto quelli difficili dei vinaccioli. L’etimologia del nome grignolino già ci fa capire quanto detto sopra, infatti “grignola” nel dialetto locale significa proprio seme, vinacciolo.
Nel chicco del grignolino ci sono più semi di quanti se ne trovino negli altri vitigni. Questo comporta una sensazione tipicamente astringente e amarognola. Quindi il grignolino è molto difficile da vinificare anche perché il grappolo matura con fatica e addirittura presenta, alla vendemmia, chicchi di diverso colore, dal rosa pallido al colore del rame fino al rosso cupo. Per questo motivo Veronelli lo aveva proclamato “vitigno anarchico”! La difficile maturazione comporta un colore poco fitto che, spesso, ricorda un chiaretto.
Negli anni più recenti i produttori hanno capito che se vogliono fare un vino abbastanza armonico devono fare raccolte differenziate dei chicchi maturi e, soprattutto, devono filtrare un po’ il vino per togliere un po’ di vinaccioli prima della macerazione e fare macerazioni molto brevi.
Ora tecniche per rendere il grignolino un po’ più aggraziato ben vengano, ma non bisogna neppure leccarlo troppo, altrimenti diventa come molti altri vini e non si valorizzano proprio le sue tipicità. Il Grignolino non è vino da degustare da solo, molto meglio se lo si accosta a qualche cibo che abbia succulenza e forte tendenza dolce come un arrostino di maiale o il classico fritto misto alla piemontese.
Ho trovato interessanti tutti e tredici i vini, a parte un paio che sapevano di muffa uno e di aceto un altro. Tutti gli altri erano molto puliti e ricchi di personalità.
Fra tutti ho gradito, in particolare, “Tenuta dei Re” e “Crivelli”.
Anche il mio amico David, anche se ha capito poco dalle mie traduzioni in inglese, si è divertito molto ed ha apprezzato la singolarità di questo vino. Io sono rimasto piacevolmente soddisfatto dall’esperienza di un vino piemontese che conoscevo pochissimo.
A proposito, adesso capirete il perché del titolo così stravagante: il Grignolino è veramente una “Grana” da vinificare, ma quando è vinificato bene è un’esperienza fantastica di diversità e tipicità.

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