domenica , 29 luglio 2018
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Cesare Pillon  ospite di Sagiasusì: verticale di Montevetrano

Cesare Pillon ospite di Sagiasusì: verticale di Montevetrano

Grazie Adriano, grazie di aver lavorato così bene in una vita dedicata alla ristorazione e all’accoglienza da poter contare su ritorni eccezionali come la disponibilità di uno dei più importanti giornalisti del settore: Cesare Pillon.

Su di lui sono state scritte tante cose, ma averlo tra di noi in persona con il suo spessore e la sua semplicità non ha prezzi.

Il tema della serata è importante: verticale di 7 annate di Montevetrano, ma la presenza e la conduzione di Pillon ruba decisamente la scena al famosissimo vino campano.

Pacatezza, semplicità, energia, familiarità sono le “note degustative” di un uomo che ha esplorato per 60 anni tutti i campi del giornalismo fino ad arrivare a specializzarsi nelle tematica della degustazione del cibo e del vino. “Non ho mai dato voti ai vini” dichiara Pillon e, questa affermazione, ci spiega subito il suo approccio alla conoscenza e all’edonismo: non siamo nel campo di quei critici pistini che vorrebbero spaccare il capello in 4 per dare una votazione che stupisca e faccia parlare di loro. Siamo, invece, in quella atmosfera di amicizia e di gioia alla quale ci aveva abituato il grande Veronelli. Se un vino non ci piace basta non parlarne, mentre, di quello che piace, si va a spiegare e lodare il terroir, ma anche gli essere umani che hanno passato al vino le proprie qualità, la storia che ha condotto alla nascita di una grande opera, la cultura che ha contribuito alla formazione di una personalità unica.

E veniamo al vino: subito nasce la discussione!

“Amo, sopra una mensa, mentre si discorre, la luce di una bottiglia di intelligente vino…”, dice Neruda nella sua fantastica “Ode al vino”. Il vino “intelligente” ci fa discutere sulla bellezza che ci regala.

Innanzi tutto viene il piacere della degustazione, l’incredibile bontà che rimane in bocca dopo il primo sorso, ma poi la critica: siamo in Campania, a due passi da Salerno e dalla Costiera amalfitana e questo vino è fatto al 90% di vitigni francesi! Può, questo vino raccontarci il territorio? Connettersi, in qualche modo, alla storia narrata da Plinio e Virgilio duemila anni fa?

Questo campione enoico ha sbaragliato, in degustazione alla cieca, grandi vini analoghi del bordolese e californiani e questo a suo vantaggio, ma a svantaggio non somiglia troppo a questi vini di oltre alpe e di oltre oceano, figli di grandi maghi/enologi e di uso smodato di piccole botti nuove?

La discussione un po’ si quieta e, finalmente, trova una linea di contatto nel fatto che, degustando, si conviene tutti che l’uso smodato della barrique non c’è stato perché i toni speziati/tostati non sono così forti da coprire i profumi più importanti e delicati e il legno risulta ben digerito dal vino a coronare dolcemente gli ultimi stimoli sensoriali.

C’è chi afferma che anche solo quel 10% di Aglianico è capace di dare al vino note caratteristiche del vitigno locale così importante da scomodare le lodi di Cotarella e di Orazio in quel tempo felice che segnò la “Grande bellezza” di Pompei fino al terribile agosto del 79 quando 6 metri di cenere e lapilli ricoprirono, in una sola notte, la più grande civiltà enoica che sia mai esistita in qualsiasi luogo o tempo di questo mondo.

Siamo tutti d’accordo sul fatto che il Cabernet e il Merlot allevati su un terreno vulcanico saranno assolutamente diversi  da quelli allevati sui terreni sabbiosi di riporto che si trovano del Medoc.

Comunque ognuno rimane della sua idea anche se arricchita da quella degli altri: “l’intelligente vino” ha fatto diventare un po’ più intelligenti anche noi…

 

Ma parliamo un po’ di Montevetrano, Pillon ce ne racconta la storia.

Tutto nasce dal cuore di una donna eccezionale, Silvia Imparato, come idea nell’85, di fatto nel 91.

Silvia viene da due mondi assolutamente diversi e, apparentemente, inconciliabili: ha studiato e praticato psichiatria all’incirca nel difficile momento che portò alla chiusura dei manicomi con la legge Basaglia e alla fine di quel terribile periodo segnato dall’uso dell’elettroshock. Da questo pianeta Silvia si affranca iniziando una splendida carriera come fotografa professionista. Il suo amore per la natura la riporta da Roma al mondo elegiaco della casa dei nonni, nella splendida campagna di San Cipriano Picentino. L’incontro con il grande enologo Riccardo Cotarella segna il momento in cui la idea un po’ vaga di creare un grande vino in una zona così vocata da millenni di storia diventa operativa fino a produrre nel 1991 la prima annata del vino cui viene dato il nome del paese: Montevetrano.

Da qui in poi inizia una scalata eccezionale nel mondo dei grandi vini. La prima e più importante tappa è certamente quella in cui il Montevetrano, infilato alla fine in una grande degustazione di vini condotta dal Guru Robert Parker, riceve lo stupore e l’ammirazione dello stesso: punteggi a due passi dal 100 e beatificazione sulla bibbia del vino mondiale Wine Advocate.

Da lì in poi la strada si fa tutta in discesa: tutte le guide assegnano i massimi punteggi: il Montevetrano diventa un vino “Cult”, ma, la sua “mamma”, ci racconta Pillon, non si monta la testa, ma continua imperterrita nella sua “missione” di creare e consolidare un grande vino nella campagna salernitana grazie alla passione che solo una madre può avere nei confronti di un figlio e, dal 2011 prova anche a dar vita a un fratellino questa volta composto solo di Aglianico, dal nome veramente significativo : Core. Ma questa è un’altra storia, questa sera siamo qui per degustare il mito Montevetrano in sette annate che abbracciano ben 11 anni della breve vita di questo fenomeno che ad oggi ha visto solo 20 vendemmie.

 

Il colore di tutti i campioni ha in comune una incredibile fittezza di tonalità che vanno dal rubino al viola carico, fino al melanzana. Solo arrivando all’annata 2000 si incominciano a percepire unghie granata nella fittezza cromatica di cui sopra. Nel 1999 la tinta granata si fa un pochino più strada, ma la fittezza dei pigmenti e la forza dei colori viola/melanzana rimangono a confermare una evoluzione lentissima che, a distanza di quindici anni segna la potenza e la giovanilità del vino.

La degustazione viene fatta partendo dal più giovane e andando verso il più datato.

Montevetrano 2010

Impenetrabile alla vista, fittissimo, fino al color porpora. Ricca consistenza visibile dalla linea segnata dagli alcoli superiori, dagli archetti stretti e pesanti e dalle gocce che scendono lentamente aggrappandosi al vetro contenitore.

Nonostante i suoi tre anni di vita il vino è addirittura “vinoso”. Tra gli innumerevoli profumi che lo incoronano risaltano le tonalità calde e scure dello cioccolato e della liquirizia. In bocca è forza ed equilibrio. Ma ciò che risalta maggiormente è la sensazione del tannino “cioccolatoso”, morbido ed avvolgente.

 

Montevetrano 2009

Un gourmet svizzero, amico di Cesare Pillon, amante della musica sinfonica sintetizza l’analisi di questo campione con il titolo di una famosa opera di Mozart: “Così fa tutte”. Certamente si riferisce alle tonalità fresche delle erbe officinali come il timo serpillo e il rosmarino e balsamiche di menta. C’è tutto in questo capolavoro: la dolcezza delicata dei frutti di bosco, il segno minerale della terra vulcanica che accoglie le radici delle vigne. Anche i tannini hanno una sensazione minerale di grafite.

 

Montevetrano 2006

Questa campione è figlio di un’annata molto ricca di sole  e ne porta opulenti sfumature nei profumi di Mirtillo e Ribes Nero, di Mora e di ciliegia. Una leggera sensazione erbacea dolce di peperone arrostito. Poi bacche di Rosa canina. Sensazioni minerali e balsamiche. La bocca è un trionfo di sensazioni grasse equilibrate da perfetta acidità e tannini delicati.

 

Montevetrano 2004

Da un’annata molto regolare viene uno dei campioni più completi e rappresentativi. L’amico svizzero sintetizza la vasta larghezza di tutto il quadro gusto/olfattivo con un’opera magica come il “Parsifal”. Infatti il Sacro Graal è stato cercato e trovato: piccoli frutti e intriganti sensazioni speziate di chiodi di garofano. Tannini suadenti, lunghissima persistenza… Un altro partecipante sintetizza così: “Bevo questo vino e sono felice.”

 

Montevetrano 2001

Solare, possente, particolare. Dalla frutta e dalle erbe aromatiche è facile arrivare fino ai profumi più nobili come il “goudron”, i fondi di caffè, il sottobosco. La vendemmia, causa un inverno particolarmente freddo, ha prodotto minor quantità di uva e una carica di sensazioni tendenti alla durezza che deve esser ammorbidita da un ulteriore evoluzione: il duemilasei, nonostante i quattro anni di maggior vita è più pronto di questo duemilauno.

Montevetrano 2000

Perfetta evoluzione che ha messo in risalto un campione che si presenta subito con un effluvio floreale di violetta alla quale aggiunge un tocco di anice e poi frutti di bosco a volontà. In bocca il gusto/olfatto si arricchisce di sensazioni di bastone di liquirizia ed eucalipto. Il tannino, leggerissimamente amarognolo suggerisce un abbinamento con la tendenza dolce di un formaggio stagionato.

Montevetrano 1999

Come dicevamo sopra è l’unico campione che denuncia un po’ più di evoluzione alla vista tramite una delicata unghia color granato/aranciato. L’olfatto è caratterizzato da sensazioni evolute di profumi terziari. Dopo le prime classiche aperture di confetture di more e di mirtilli arrivano aristocratici effluvi di incenso, di humus, di cuoio e tabacco. In bocca è pura gioia determinata da una personalità opulenta, ma al contempo severa e sicura. Tannini delicatissimi e grande persistenza.

2 commenti

  1. Splendida serata: in armonia e serenità, con il desiderio di degustare, ma anche di condividere un racconto, una barzelletta, una risata ed un sorriso…. Questo è reso possibile dal mondo del vino.
    Ed è bello il racconto di degustazioni, di viaggi e di visite in cantina che raccontano con semplicità la poesia di ogni bottiglia assaggiata e di ogni emozione acquisita.

  2. ADRIANO PIANO

    Serata ,di spessore notevole, il commento del nostro Roberto non è da meno, mette a fuoco ,con precisi tratti ,il soggetto,e umano, e enologico,l’esperienza degustativa legata all’emozione,ed alla condivisione, lascia una persistenza desiderata e desiderabile, passo dopo passo il gruppo sagia susì,percorre una strada che si unisce nella amicizia,e nella cultura,in cui ognuno ha lo spazio che serve per portare la sua opinione, Adriano Presbitero, ha un gran cuore, a cui dobbiamo un gran grazie , grazie a lui,al sign Pillon,e a tutto il gruppo sagia susì.

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