domenica , 29 luglio 2018
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Cabernet Sauvignon, quarta serata: i top.

Cabernet Sauvignon, quarta serata: i top.

 

Welcome

Innanzi tutto salutiamo con gioia l’ingresso nel gruppo di Maria Grazia Galdini sommelier di lunga data, salita all’attenzione nazionale e internazionale grazie ad alcuni concorsi vinti o dove si è piazzata tra i primissimi. Siamo sicuri che potrà dare un contributo importante al gruppo.

 

La serata

Mi spiace di aver scritto con molto ritardo questo pezzo, non vorrei che la memoria avesse un po’ falsato il ricordo della serata. Quello che è certo è che, dai primi assaggi comprendiamo tutti di avere nei bicchieri vini di grande qualità.

Sorrisi, piccoli ammiccamenti, schiocchi di lingua che vogliono dire: ”Questa volta ci siamo proprio!” Per questo motivo i punteggi sono molto alti e il distacco tra il vino che è arrivato primo e quello che è arrivato ultimo non è così marcato come altre volte.

Prima sorpresa quando, infine, strappiamo la stagnola che avvolge le bottiglie coperte, l’ultimo arrivato è un mito . Si tratta niente di meno che di un Premier Cru Classèe del Medoc: Chateau Muton Rothshild, annata 1991!

Due grandi italiani, Solaia e Guado al Tasso si sono piazzati molto bene, ma quello che stupisce maggiormente è che, a fare la parte del Leone, sono stati gli Americani.

Sorpresa nella sorpresa, la mitica Napa Valley, con la riserva Mondavi ’89, si piazza solo sesta, mentre trionfano con un primo e secondo posto rispettivamente Leonetti Cellar e Pepperbridge, due splendidi rappresentanti di un territorio che ha visto molto dopo la crescita dei vini Californiani, la nascita di vini eccezionali: lo stato di Washington, soprattutto con la sua Ava (American Viticultural Area) la valle di “Walla Walla”. Sapevamo e avevamo assaggiato grandi Pinot Noir di questa zona, vitigno che ama zone al limite dalla grande freschezza. ma non ci aspettavamo che località così a nord negli Stati Uniti potessero produrre grandi vini da Cabernet Sauvignon, vitigno di cui sappiamo il grande amore per il sole e i luoghi caldi.

Anyway: God bless America! Ma, purtroppo, questo indizio ci fa capire che una visione franco/italo centrica della qualità del vino nel mondo, sia ormai da rivedere. Certamente la nostra forza è la cultura, la storia, la bellezza delle zone produttive, ma, quando andiamo ad assaggiare al coperto vini sconosciuti e dobbiamo considerare solo la qualità e la piacevolezza e magari, perché no?, anche il prezzo, rimaniamo sbigottiti e disorientati: in questa degustazione l’ultimo arrivato costa almeno dieci volte quello arrivato primo!

 

La classifica:

1° Leonetti Cellar. Columbia Valley 1995. Washington.

Un vino molto femminile. Granato con riflessi aranciati. profumi elegantissimi legati alla mineralità e al legno: nocciola tostata, grafite, cioccolato e legno di sandalo. poi confettura di ribes. La bocca e incantevole: entra delicatamente e poi si allarga a tutto il palato e al sottolingua portando ovunque sapore, equilibrio, eleganza. I tannini sono velluto puro, la freschezza rinnova continuamente la voglia di berne ancora. Persistenza interminabile. Al momento di svelare l’etichetta rimaniamo strabiliati dalla data: quasi 20 anni per un vino perfettamente integro, incredibilmente giovanile e, al contempo, elegantemente evoluto.

 

2° Pepperbridge 1999. Walla Walla Valley.

Rubino con unghia granata, Esplode all’inizio della olfazione il floreale di viola poi si aggiungono i piccoli frutti di bosco, in particolare mora e mirtillo. Accarezza il tutto un delicato effluvio di vaniglia e tabacco inglese. La bocca è un trionfo di grassezza e di sapore. Il perfetto equilibrio lascia spazio a un filo di acidità in più che conferisce dinamicità e freschezza particolari. Ampia e lunghissima persistenza.

 

3° Guado al Tasso. Bolgheri Doc superiore. Antinori. 2004.

Rubino concentrato con unghia granato/aranciata. Profumo stupendo, molto intenso di frutta come ciliegia, prugna e cassis. Poi sentori di torba, tostatura e legno orientale, Molto pepe nero e finale minerale di grafite. In bocca saporito ed elegante con tannini levigatissimi. Equilibrio perfetto e persistenza lunghissima.

 

4° Lafon Rochet. St Estephe, 1999.

Rubino molto fitto con unghia granata. Molta mineralità sia al naso con profumi di terra e muschio che in bocca con una stuzzicante sapidità. La trama alcolica si impone all’attenzione già dal naso. Si sentono nuances di foglie di alloro e di chiodi di garofano. Dopo un po’ di ossigenazione si apre e regala sentori fruttati e cioccolatosi. Tannini morbidi. Lungo finale.

 

5° Linch Bages. 2005 Pauillac.

Rubino con unghia granata. Leggero peperone all’inizio seguito da zuppa di ortiche e profumo di felce a sottolineale il caratteristico mondo vegetale. Poi arrivano mirtilli e ribes a rendere più armonico e dolce l’approccio olfattivo Si sale in complessità con tabacco aromatico e cioccolato per terminare in un afflato balsamico di eucalipto. Equilibrato, ma tendente ad esaltare la morbidezza. Lungo e largo finale.

 

6° Riserva Mondavi. Napa Valley. 1989

Granato con unghia aranciata. Erbaceo di peperone arrostito, poi confettura di bacche di rosa canina. Altre bacche, questa volta di sambuco e, per finire, liquirizia, tabacco e cacao amaro, chinotto, bergamotto e polvere di caffè. Elegante, equilibrato. Termina con un filo di goudron.

 

7° Solaia. Toscana Igt. Antinori 89

Granato non troppo fitto con unghia aranciata. Inizia con minerale di grafite, segue sottobosco e affumicato poi si allarga con confettura di sambuco, datteri secchi, prugna della California per finire con toni orientali di incenso. Fresco, molto equilibrato, con tannini succulenti. Finale lungo con echi di tostatura.

 

8° Muton Rotshield. Pauillac. 1991

Granato non troppo fitto con unghia aranciata. profumi non troppo puliti all’inizio che hanno bisogno di una lunga ossigenazione per riprendersi. Dominano i terziari di caffè, humus, ferro, sangue e funghi. La bocca è migliore del naso: molto fresca con tannini severi, ma ben levigati.

 

Il vitigno

A questo punto abbiamo concluso il nostro viaggio tra i Cabernet Sauvignon andando a degustare alla cieca, per tre serate, campioni di diverse zone del mondo e di diverse categorie di prezzo.

Che cosa abbiamo capito di questo vitigno? Cosa possiamo dire per tracciarne un ritratto che ce lo faccia riconoscere e che ci dica quale è la sua anima specifica che lo differenzia dagli altri grandi vitigni del mondo?

Allora, prima di tutto dobbiamo segnalare il grande carattere del vitigno ovunque sia piantato: amato o odiato rimane, comunque, sempre un primo della classe. Non può passare inosservato. si distingue per forza, carattere, sapore.

Produce sempre vini gustosi, piacevoli, spesso facili da bere, ma questo non dovrebbe essere un peccato come, invece, è per molti raffinati degustatori.

Il tanto decantato imprinting di vegetale al naso, spesso è completamente assente, sostituito ed evoluto da profumo di suadenti frutti di bosco dove, di solito, trionfa il Cassis o la Mora. Quando il profumo di vegetale è presente, di solito la sua piacevolezza è data da una buona maturazione ed evoluzione. Ai livelli minimi si può rimanere perplessi di fronte non solo ad un peperone marcato, ma, addirittura, odore di minestrone e di erbacce. Succede di rado, ormai, dato la cresciuta capacità di selezione in vigna e in cantina. Di solito quello che sentiamo all’olfatto è una piacevole sfumatura di foglie di pomodoro o di peperone o di ortiche fresche che si armonizzano con i frutti di bosco e, magari con morbide e dolci nuances di liquirizia e cioccolato. Dopo lunga evoluzione si avvertono sentori di moka, di tabacco, di cuoio…. Spesso arrivano effluvi balsamici di menta o eucalipto.

Quello che accumuna tutti i Cabernet Sauvignon è la ottima trama alcolica, il corpo sostanzioso e una ottima freschezza che equilibra la sua potenza e rende facile e piacevole il sorso. I tannini sono sempre imponenti, ma mai duri o graffianti e facili da ammorbidire con una buona evoluzione.

Regge benissimo il confronto con gli anni. Il colore può rimanere rubino anche dopo dieci anni. La solida spalla acido/tannica consente di portarlo avanti nel tempo per poter guadagnare profumi terziari elegantissimi.

A proposito del colore, quasi sempre stupisce con la sua incredibile carica cromatica che partendo dal rubino intenso arriva addirittura al viola cupo e al color melanzana quasi nero.

Capisco di aver citato molte caratteristiche che potrebbero farlo confondere con altri grandi vitigni, ma quello che lo caratterizza non è la singola caratteristica, ma proprio l’armonia di tutte le parti che, insieme, tracciano un ritratto specifico difficile da sbagliare: voilà, sa cet le Cabernet en tout le monde!

2 commenti

  1. adriano presbitero

    Come al solito in ritardo . Per me, meglio che mai.
    Il mio vitigno , poi con quasi certezza , il piacere di conoscere il vino cabernet americano.
    Il cabernet americano, questa volta veramente affascinante. Una fruttuosità che nel pepperbridge 99 era ancora voluminosa: Cassis , mora , prugna, leggero cenno vegetale , caffè , cuoio, tannini morbidi e avvolgenti, vellutati.
    La bocca rimaneva a lungo avvolta da questi piaceri. Penso ai primi assaggi che feci con le annate 1975,1979,1980, 1982. Talvolti nervosi , molto fumosi , tanto tannino e soprattutto mentoso , eucalipto, freschezza . Ma in questa evidente ricerca del meglio , il confronto , con gli altri produttori mondiali ha fatto si che siano riusciti a mettere sul mercato dei grandi prodotti.

  2. E con questa ultima degustazione abbiamo terminato le serate dedicate a questo vitigno internazionale. Devo ammettere che inizialmente, saputa la programmazione delle serate, ero un pochino scettica: non era il mio vino preferito! Invece è servito questo ciclo di degustazioni a farmi ricredere e a smentire tale convinzione. I vini erano tutti ottimi nelle loro caratteristiche e secondo la tematica di ogni serata, con un’ottima bevibilità, vini di carattere e struttura, in alcuni casi mi hanno fatto “sognare” (ho imparato a “sputare” quindi ero sobria!). Bellissima esperienza…. E ora si riparte con il Pinot Nero che è il mio vino preferito.. o avrò qualche altra sorpresa al termine?….

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